Come funziona L’ardore

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Nella Città dei Giovani non si fa che litigare, specie sui social. La rissa è continua, ma non mancano i colpi di scena a sfondo sentimentale come in una soap latinoamericana.

Io che pure coi social e col web ci lavoro, non mi sento a mio agio laggiù. Credo che in questo momento sia necessario un piccolo passo indietro, un filtro che protegga me (e chi prova il mio stesso disagio) dalla sciatteria e dalla violenza verbale, dall’idea che tutto sia livellato verso il peggio: non solo nei contenuti – che forse allo stato attuale, semplicemente, latitano – quanto nei modi.

Non sono un luddista, insomma, e neppure un nostalgico: ma un po’ rimpiango un certo periodo – diciamo tra il 2008 e il 2010 – quando un paio di blog riuscivano a sollevare questioni importanti senza che si finisse costantemente a insultarsi. Certo, anche allora non mancavano i troll e i commenti roventi, ma tutto sommato il discorso pubblico teneva.

So bene che i tempi da allora sono cambiati, e che in generale c’è più gente sul web e la soglia d’attenzione è diminuita per tutti; sento però che c’è una necessità, che sospetto non essere solo mia, di riordinare le idee, di ricucire lo strappo tra queste – da qualsiasi parte provengano – e la città.

Insomma L’ardore è un tentativo di ricostruzione e di azione – non c’è parola, per me, che non conduca all’azione. Ci troverete per lo più dei post brevi che racconteranno la città per come la vivo e percepisco io: un altro problema che abbiamo è che, allo stato attuale, manca un racconto cittadino che non sia solo quello dei personaggi “mainstream” che intasano Facebook con le loro vicissitudini personali.

Come funziona. L’ardore si potrà consultare in due modi: leggendolo tutto insieme oppure spulciandolo un post per volta, come un normalissimo blog. Dopo questo testo di presentazione, infatti, i 13 post totali verranno caricati in blocco – come le puntate di una serie tv su Netflix, per intenderci –  il 18 settembre 2017, per poi essere ripescati uno per volta, uno o due a settimana, sul mio profilo Facebook.
A voi la scelta: a me non resta che tentare quest’esperimento, sperando che possa tornare utile, perché no, anche per altre città di periferia come la nostra.

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